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22 agosto 2008
La “sinistra” non vuole rivolgersi alla gente

La “sinistra” non vuole rivolgersi alla gente


Rifondazione riparte con la strategia di pura opposizione e si ricolloca tra i movimenti, chiude alle tattiche politiche scegliendo di seguire la coerenza, per ricostruire dal basso. Se vuole cambiare il paese dovrà avere seguito e convincere le persone, perciò è essenziale formulare alternative efficaci e convincenti. Invece, voler ripartire dal concetto di “sinistra” sembra il tentativo di un religioso in crisi di riscoprire il proprio credo e voler ripartire dai simboli e gli schemi del comunismo non solo è la strada sbagliata, ma vuol dire non capire cosa sta succedendo. Moltissime persone sono vicine alle idee della “sinistra”, mentre sono sempre meno quelle vicine alla “sinistra”.


1. Rifondazione sceglie la coerenza a tutti i costi.

L'ultimo Congresso di Rifondazione segna una svolta importante e prende un percorso che risolve la contraddizione del partito di lotta e di governo. Lo stare nei movimenti, rappresentarne le istanze e allo stesso tempo dover arrivare a compromessi con i partiti moderati era una linea politica che non poteva continuare a lungo. Le associazioni e i comitati portano avanti posizioni che non accettano mediazioni perché radicalmente diverse rispetto alle politiche proposte dai partiti (e poteri) più forti. I comitati “NO TAV” non vogliono l'Alta Velocità, punto. I movimenti pacifisti non vogliono che si usino militari per risolvere i conflitti, né che si spenda in armamenti, punto. I movimenti vogliono la ripubblicizzazione del servizio idrico e nessuna altra privatizzazione, punto.


Rifondazione Comunista e gli altri partiti della “sinistra” durante il Governo Prodi hanno ottenuto alcune vittorie nell'unica cosa che potevano fare: raggiungere compromessi. Ovvio che mantenere i militari in Afghanistan ma non mandarne altri, né cambiare le regole di ingaggio, non è sufficiente per molti pacifisti. Destinare 3 miliardi di euro in fonti rinnovabili e risparmio energetico, ma non bloccare gli inceneritori, i rigassificatori, le centrali “sporche” non è sufficiente per i comitati. Aumentare l'aliquota contributiva dei co.co.co./pro., stabilizzare migliaia di precari e rafforzare alcune tutele sociali non elimina il lavoro precario e non è sufficiente per le organizzazioni dei lavoratori più vicine alla “sinistra”.


Il documento congressuale ricolloca Rifondazione tra i movimenti, si pone l'obiettivo di ricostruire dalla società e non dalle istituzioni. Obiettivi a lungo termine. Viene scelto di contrastare le destre sul piano sociale, culturale, ma non su quello istituzionale: infatti con queste leggi elettorali e con le attuali tendenze dell'elettorato l'unico modo per evitare che Berlusconi e la sua compagine vadano a governare è allearsi con il PD. Non resta che sperare, se proprio si volesse minimizzare i danni, che una alleanza PD-UDC possa battere il PDL.

Rifondazione vole ritessere i legami con altre realtà, con un'unica guida: la coerenza. Con il rischio di vivere una nuova parabola, perché una volta raggiunto un certo consenso, il partito dovrà ricominciare a sporcarsi le mani nelle istituzioni e lì è possibile che inizi il declino, o lo stallo. Il documento sottolinea che attualmente non ci sono i giusti rapporti di forza, ma per ricostruirli la “sinistra” ha bisogno di consenso. Molto oltre i movimenti: questi continuano a considerarsi la società civile, ma in realtà rappresentano solo una esigua minoranza degli italiani. In fondo, le ultime elezioni hanno mostrato una grave crisi di consensi. Come convincere le persone della bontà delle proprie idee? Devono essere fatte proposte convincenti, elaborate alternative credibili o almeno alternative per cui valga la pena battersi. La “sinistra” deve comportarsi e comunicare in modo tale da essere credibile.


2. Alla ricerca di comodi appigli.

Nel Documento si legge che la parola d'ordine sarà lottare contro (il termine “contro” è ripetuto 19 volte). E qui casca l'asino. I movimenti nati a Seattle e rilanciati in Italia con Genova si sono spenti perché non sono riusciti a proporre alternative convincenti, come ho potuto verificare ai Social Forum Europei di Firenze, Londra, Atene e in altri eventi locali. Maestri nell'analisi critica, incapaci nel proporre soluzioni ai problemi, alternative da attuare che potessero essere fatte proprie da una forza politica che si candida a governare un paese o una regione. Questo lo hanno capito tutti e il movimento ha perso vigore e consenso. Da questo punto di vista bisogna considerare la recente ripresa dell'orgoglio comunista: PdCI e PRC usano il comunismo come un'ancora, un comodo bastione in cui arroccarsi in questo momento di incertezza. L'ambizioso progetto della sinistra unita voleva (vorrebbe) invece proseguire la tendenza del movimento di Genova e mettere sotto lo stesso simbolo tutti coloro che in questi anni si sono ritrovati a lavorare insieme ai Social Forum, non importa se comunisti, ambientalisti o senza etichetta. Le idee e le istanze nate dopo Seattle sono riconducibili a molti pensieri diversi, tanto da creare qualcosa che rompe i vecchi schemi. Infatti, il PdCI è sempre stato molto diffidente nei confronti dei movimenti, perché le loro idee si discostano da quelle della tradizione comunista.

Purtroppo, nell'eredità del “movimento dei movimenti” c'era anche la pesante mancanza di proposte alternative convincenti. Così ha avuto gioco facile chi propone un comodo ritorno al “comunismo” e al concetto identitario e autoreferenziale di sinistra, proposte rassicuranti in un periodo in cui siamo invece costretti a mettere in discussione molte nostre certezze. All'opposto, ci sarà chi sentirà così tanto il bisogno di proposte da essere convinto da quelle articolate e concrete, ma spesso neoliberiste e conservatrici, del Partito Democratico.

Non voglio assolutamente sottovalutare la difficoltà di trovare queste alternative, un problema che la sinistra si trova ad affrontare da oltre vent' anni. Penso però che questo ritorno ai simboli e gli schemi del comunismo e al concetto identitario e autoreferenziale di sinistra sia assolutamente controproducente.


3. La sinistra deve tenere i propri valori e mettere in discussione tutto il resto.

Tra coloro che non accettano di precarizzare la vita delle persone per rendere più competitiva l' economia ci sono sia quelli che leggono il Manifesto, sia quelli convinti che il comunismo sia inscindibile dai suoi crimini del passato, sia quelli che pensano che la classe operaia non esista più, ecc. Rifondazione e il resto della “sinistra” dovrebbe rivolgersi a tutti loro. L'obiettivo è diffondere una mentalità alternativa a quella oggi dominante e allargare i consensi così tanto da poter ottenere la maggioranza e governare (altrimenti che partito è?). Come può farlo se continua ad essere autoreferenziale?


Le analisi della sconfitta elettorale sono molte, ma tutte condividono la pesante sconfitta sul piano culturale e dei valori. Fermarsi qui non basta e se si entra nel merito di questa affermazione, troviamo qualcosa che per molti è doloroso. L'aver perso la battaglia culturale vuol dire anche che viviamo in un paese dove sempre più persone disprezzano le contrapposizioni destra/sinistra, non sanno bene cosa vogliano dire questi due concetti e, soprattutto, non gli interessa minimamente saperlo. Individualismo radicato e portato agli eccessi, disinformazione e disinteresse diffusi, ignoranza. Milioni di persone sono confuse e infelici, sono ammaliate e illuse dallo sfarzo dei centri commerciali e dalla tecnologia. E' radicalmente diffuso un senso di insicurezza, nessuno si fida più di nessuno, soprattutto di chi fa attività politica: meglio affidarsi alla religione, alla magia o alla sorte delle scommesse che all'attività sindacale e politica.


La sconfitta culturale vuol dire che dagli anni '80 ad oggi sono cresciute generazioni di persone con una diffusa diffidenza verso la sinistra e una vera e propria repulsione nei confronti del comunismo; individui o altamente depoliticizzati o privi di un'ideologia cui consapevolmente fanno riferimento. Per più di 20 anni le televisioni hanno indotto messaggi negativi sulla sinistra e sul comunismo, con l'aiuto del crollo dell' Unione Sovietica, delle brutalità compiute dai regimi “rossi” nel mondo, e degli sforzi plateali delle nuove forze social-liberiste di prendere le distanze dalla tradizione comunista. In tal senso, Berlusconi dal 1994 confonde le idee alla gente, sostenendo che sono tutti di sinistra e comunisti, da Rutelli a Diliberto. Dall'inizio degli anni '80 Berlusconi con le sue televisioni infonde nelle menti degli italiani modelli di riferimento, come gli Stati Uniti, il libero mercato, l'imprenditorialità, che sono ormai diffusamente ritenuti migliori rispetto a quelli proposti dalla “sinistra”. Fanno lo stesso la maggioranza degli altri mezzi di informazione e intrattenimento. Non bisogna sottovalutare la potenza di questi effetti mediatici. Lo stato confusionale in cui si trovano gli italiani è confermato dal fatto che nell'opinione comune Di Pietro e il PD sono di sinistra. Sinistra è un termine ormai privo di significato, oltre che portatore di diffidenza. Invito tutti ad andare in strada e chiedere alla gente: cosa ne pensa della svolta a sinistra di Rifondazione?


Dall'esperienza personale è difficile generalizzare, ma questa volta mi sento in grado di farlo. Molti giovani diffidano da chi parla di comunismo, padroni, lotta, conflitto di classe o perfino lavoratori e operai perché, un po' come il cane di Pavlov, associano questi concetti a idee perdenti, sconfitte dalla storia e anacronistiche. Sono reazioni spesso non ragionate, ma istintive. Altrimenti come sarebbe possibile che in molte, davvero troppe, discussioni mi sia dovuto impantanare nel dibattere l'uso di termini antiquati da parte di Bertinotti? Il problema è che spesso queste persone condividevano i concetti e i ragionamenti che i politici di “sinistra” avrebbero voluto comunicare, ma solo dopo aver loro spiegato il significato attuale di quelle parole. Molti si irrigidiscono al sentir dire “bisogna lottare contro i padroni”, smettono di seguire. Il risultato di una lunga terapia mediatica, somministrata a tutti da molti anni.

E' assodato che i simboli, le parole, gli slogan, l'immagine di un partito contano moltissimo: ciò è sempre stato vero e lo è maggiormente oggi, dove tutto è spettacolarizzato e la superficialità è consuetudine. Perché si continua ad ignorare tutto ciò? Perché continuare ad ostentare falce e martello se questa suscita molto più disprezzo che ammirazione?

Invito tutti ad andare sul sito di Beppe Grillo e leggere i commenti alla lettera che Giulietto Chiesa mandò per raccogliere adesioni al progetto Canale Zero. Viste le battaglie portate avanti da Grillo, i lettori del suo blog dovrebbero essere vicine alla sinistra. Sono invece vicini alle idee della “sinistra”, lontani dalla “sinistra”.


Nell'ultima campagna elettorale puntare tutto sull'essere di sinistra, con la presunzione che questo sarebbe bastato a convincere gli elettori, è stata una pessima scelta per la Sinistra Arcobaleno. Se ne sono accorti anche i firmatari della mozione 2, come si legge all'inizio del terzo paragrafo del loro testo, peccato però che secondo loro è “alla radice del significato di sinistra, che bisogna tornare. Riscoprirne il senso, l’attualità, l’utilità. Rilanciarne l’operatività.”. Invece di ripartire dai problemi della gente e tentare di dar loro risposte, si cerca di resuscitare un concetto solo per continuare a seguire ciecamente le proprie convinzioni. Una partenza con il piede sbagliato. Mi ricorda i tentativi delle dottrine religiose di tornare alle proprie radici nei momenti di crisi.


4. Rivolgersi alla gente, non a sé stessi.

Ricominciamo: una svolta a sinistra” è il titolo del documento congressuale di Rifondazione. Una svolta che riporta al punto di partenza. Come una frase del genere può interessare un giovane o persone che non ne vogliono più sapere dei vecchi schemi (soprattutto ex elettori PCI)? Invito di nuovo tutti a chiedere per strada: cosa ne pensa della svolta a sinistra di Rifondazione?

Inoltre voler ripartire da un'unica certezza insindacabile, i simboli e gli schemi del comunismo, pregiudica sin da subito che milioni di persone possano dar loro ragione e sostegno. Il “movimento dei movimenti” ha riportato linfa ad una “sinistra” morente. Ha avuto un'esplosione si consensi perché non parlava né di sinistra, né di comunismo, ma solo dei problemi da affrontare, spesso in un'ottica nuova (ad esempio l'equo e solidale, la decrescita, la nonviolenza). Perché non farsi furbi e seguire questo insegnamento?

Si può sostenere l'indicizzazione dei salari all'inflazione anche senza avere la falce e il martello? Interessa di più mantenere quel simbolo o far passare quella proposta? Si può essere una forza politica con l'eredità della “sinistra” ma che si presenta in modo completamente diverso? E' possibile un partito nel cui nome non ci sia né socialismo, né comunismo, né “verde”, con una bandiera arancione (l'ho scelto a caso), ma che porta con sé gli insegnamenti dei pensieri comunista, socialista, ambientalista, altermondialista e che cerca di rivolgersi davvero a tutti? Se qualcuno sta pensando che voglia uno spostamento “a destra”, vuol dire che non ha capito proprio niente. Ai Social Forum non si parlava di destra e sinistra, né di comunismo o socialismo, si parlava dei problemi della gente, dei popoli, senza etichette. Purtroppo stiamo andando nella direzione opposta. A chi l'etichetta ce l'ha già, toglierla fa male.




politica interna
11 dicembre 2007
Per la sopravvivenza della Sinistra unita
La scelta di continuare o no a sostenere il Governo Prodi non sarà indifferente per il futuro del progetto "La Sinistra, l'Arcobaleno".

“La Sinistra, L'Arcobaleno”, cioè la sinistra italiana finalmente unita, ha finalmente preso forma. Mettiamo un attimo da parte l'entusiasmo per questo grande traguardo e volgiamo lo sguardo all'immediato futuro. Questa nuova forza politica nasce in una fase delicata: la spinta unitaria è venuta soprattutto dalla base dei quattro partiti, i quali però stanno allo stesso tempo accusando grandi problemi dalla partecipazione al Governo Prodi. L'elettorato è insofferente e c'è sempre maggior distacco verso il “popolo della sinistra”.
Continuare a sostenere l'attuale maggioranza oppure no è una scelta che determinerà il futuro prossimo di questa nascente forza politica. Vorrei qui provare a riflettere quali sono gli scenari politici possibili nel prossimo anno e quali potrebbero essere le conseguenze di un'uscita di “La Sinistra, l'Arcobaleno” dal Governo Prodi. Ne sento il bisogno perché ormai credo che i temi sui quali il paese possa ottenere qualche vantaggio da questo Governo siano troppo pochi. Tutte le proposte politiche più avanzate vengono bloccate e in alcuni campi si peggiora, dalla laicità dello Stato, al lavoro, alle politiche di redistribuzione, alla giustizia, al conflitto di interessi, al trasporto locale. L'ultima Finanziaria avrà un effetto regressivo sulla distribuzione dei redditi, così afferma il rapporto dell'ISAE e un'analisi de Lavoce.info. I fondi per il trasporto locale sono stati cancellati con un colpo di spugna. La lista è lunga.

Partiamo da alcuni presupposti. Il primo è che il Partito Democratico e l'ala moderata della coalizione non vorranno far cadere il Governo fino alla messa a punto della legge elettorale (e alcune modifiche istituzionali), perché tanto loro riescono a fare quello che vogliono. Il secondo è che una volta approvata la nuova legge elettorale si andrà alle urne. Darò per scontato anche che la verifica di gennaio non andrà bene, cioè verranno respinte le richieste più importanti che avanzerà la Sinistra.

Una volta che la sinistra uscirà dall'attuale maggioranza, sarà messo su un Governo istituzionale per portare a termine le riforme che ho appena citato. Una certezza è che questo nuovo esecutivo sarà più di destra di quello attuale e che la sinistra verrà tenuta a bada con l'accusa di aver appena fatto fallire un mandato elettorale (insomma, i soliti discorsi...). Sorgono due interrogativi. Che le riforme istituzionali e la legge elettorale le faccia questo governo o il Governo Prodi sarebbe lo stesso? Questo Governo istituzionale, che molto probabilmente sarà fondato su un'asse PD – FI, ne approfitterà per fare qualche altro tipo di riforma (penso all'economia, come i servizi pubblici locali)?

Veniamo al sistema elettorale. Se venisse scelto il modello spagnolo, il PD sarà il nostro unico eventuale alleato per molti anni a venire. A primo acchito mi viene da pensare che l'aver staccato la spina al Governo Prodi porterebbe il PD a presentarci un “conto da pagare” nel caso la sinistra decidesse di allearsi con loro. Tutto a scapito dei contenuti del programma. Con il modello spagnolo (un maggioritario) se la sinistra decidesse di viaggiare da sola verrebbe prosciugata dall'antidemocratico funzionamento di quel sistema. Un articolo sul Manifesto della settimana scorsa spiegava bene questo problema. Certo che con questo scenario, rimanere dentro l'attuale maggioranza a perder pezzi e poi non allearsi con il PD, così da perdere ulteriormente peso sarebbe un po' come tirarsi la zappa sui piedi.

Visto il clima politico di questi giorni, definibile un clima “da proporzionale” (dove tutti litigano e poi si metteranno d'accordo dopo le elezioni) rende implausibile pensare ad uno scenario come quello appena visto.
Il proporzionale è il sistema che preferisco, perché garantisce una esatta rappresentazione istituzionale della volontà popolare. Con il modello tedesco, di questo tipo, la Sinistra con molta probabilità sarà emarginata per molti anni a venire. Non perché verrà penalizzata dal sistema elettorale (anzi!) ma perché gli altri cercheranno di tenerla fuori dai governi (un po' come accadeva al PCI). Più volte l'ho sentito dire nei dibattiti televisivi e sui giornali.
Unica possibilità è che la Sinistra e il PD insieme superino il 50%, nel caso la prima riesca ad assestarsi intorno al 20%, o superarlo. Mettiamo che possa accadere, in tal caso la Sinistra potrebbe avere il massimo che le sarebbe realisticamente concesso di ottenere da una qualche alleanza, visto il panorama politico italiano. Sarebbe però desiderabile? Governare insieme al PD ci impedirebbe di fare molte cose che vorremmo, un po' come sta accadendo ora (anche se non in questi termini grotteschi, visto che sparirebbero i partitini stile Mastella). La mia risposta sarebbe si, visto che governare da soli è un sogno un po' troppo azzardato. E' una domanda che comunque lascio aperta.

Ci sono tanti vantaggi e svantaggi da pesare, che dovrebbero sempre essere presi in considerazione. Ad oggi il problema principale può essere riassunto con il seguente ragionamento. Ora ci sono dei rapporti di forza politici che difficilmente cambieranno almeno per qualche anno. Il partecipare ad una coalizione con il PD e altri “moderati”, come il rimanere dentro il Governo Prodi, potrebbe nel breve periodo risparmiare qualche costo sociale. Senza le pressioni della Sinistra i provvedimenti presi sarebbero ancora peggiori. Per esempio, le Grandi Opere procederebbero spedite e manderebbero ancora più armi e militari in giro per il mondo. Però, come oggi accade, i costi politici sarebbero maggiori: la reputazione della Sinistra scenderebbe inesorabilmente, così che a meno di una reazione autonoma della società civile, col tempo nelle istituzioni le istanze politiche di sinistra sarebbero sempre più deboli. Non di secondaria importanza, ciò alimenterebbe quel sentimento di “qualunquismo” che tende a dire “i politici sono tutti uguali”, con la diffusione di un pensiero simile a quello propagandato da Grillo.
Scegliere di uscire porterebbe nell'immediato il pericolo di alcuni costi sociali, come i possibili provvedimenti del governo istituzionale di cui parlavo all'inizio. Però le istanze politiche sarebbero rafforzate e la nuova forza politica si riallaccerebbe alla propria base. Come sta accadendo in Germania con la Die Linke, una scelta simile può portare ad un tale rafforzamento da influenzare anche gli altri partiti, fino a portarli su alcuni temi verso le tue posizioni (discorso non so se funzionerebbe in un sistema maggioritario...). Accadrebbe forse l'esatto contrario dell'altro caso: col tempo il rafforzamento porterebbe la sinistra ad ottenere sempre più vittorie. In più, sono convinto che rimanere nel Governo Prodi senza ottenere niente porterebbe subito ad una scissione. Verrebbe portata avanti da quella parte dell'elettorato che giustamente si chiede che senso ha sostenere una forza di sinistra che in parlamento però vota tutto e il contrario di tutto.

Fare scelta oppure un'altra, le conseguenze sono solo in parte prevedibili. Per questo non mi va bene che qualcuno etichetti presunti “ipocriti” solo perché decidono che la via migliore è rimanere a governare. Personalmente però penso che sia meglio prendere l'altra soluzione, perché mi limito a pensare alla sopravvivenza di questo progetto politico appena nato: sento che il rimanere dentro il Governo Prodi lo distruggerebbe sul nascere. Un progetto che non vale la pena sacrificare per tenere in vita un simile governo.
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